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Turismo e artigianato: la crisi economica in Toscana

paesaggio toscanaI proclami del Governo, che afferma già di essere alla fine del tunnel della crisi, si sposano male con la realtà. Questo è quanto ogni italiano è pronto ad affermare, e non si tratta del tanto millantato populismo (che spesso sembra l’alibi dietro cui i politici si nascondono) ma di solidi fatti basati su dati. Ed i numeri non mentono.

Ne è un esempio il rapporto annuale della Confesercenti Firenze che mostra un territorio, come la Toscana, pur restando il fulcro di importantissime attività economiche di portata nazionale ed internazionale (turismo, enogastronomia, artigianato).....

è una Regione che comunque corre a due velocità, con poche zone che tengono bene alla crisi soprattutto grazie all’aumento di presenze turistiche ed altre invece che la crisi sta tagliando fuori dal mercato.

Nico Gronchi, presidente di Confesercenti Firenze, ci riporta un quadro che stona con i proclami di chi dice di aver visto la luce: sicuramente a parte Firenze e alcune località turistiche del Chianti, molte altre zone hanno statistiche e presenze che parlano con numeri negativi. E se nelle zone più frequentate dai flussi internazionali la ristorazione ed i servizi tengono, l’artigianato manifatturiero  (settore principale della Regione Toscana) è in pesante crisi, visto il crollo soprattutto del mercato interno, che sta danneggiando moltissimo l’industria della moda italiana, già provata dalla contraffazione e dal Made in China che ha invaso i mercati in passato. I cambiamenti delle dinamiche di mercato hanno fatto si che le grandi multinazionali e la vendita online si siano appropriate di settori come l’abbigliamento e l’elettronica di consumo, ma anche dell’editoria, ma tutte gli altri settori che pur rimangono competitivi o comunque ben posizionati in Italia si trovano schiacciati dal peso dei due peggiori mali del nostro Paese: burocrazia e pressione fiscale.

63.000 norme tributarie rendono impossibile per una impresa che già fatica a stare dietro al mercato globale, alla crisi ed alle dinamiche interne, rimanere sempre in regola. Si tratta di un intrico di ingerenze locali e statali che cumulano adempimenti su adempimenti e che con una impostazione completamente errata del FISCO in Italia, che tratta tutti i cittadini come evasori a priori, con vere e proprie aggressioni fiscali, rischiano di distruggere completamente l’economia in tutta la Nazione.

La CNA Toscana, riportando una serie di dati ISTAT relativi all’artigianato ed alla piccola e media impresa, forse è più positiva di Confesercenti ma non certo nella direzione degli annunci facili di fine della crisi fatti da diversi politici di spicco negli ultimi mesi. Le imprese Toscane sono in difficoltà già dal 2002, mentre la recessione è iniziata nel 2008. Il fondo si è toccato nel 2012 ed il 2013 anche se non è stato un anno affatto positivo per l’artigianato toscano, almeno non si è ai livelli drammatici. Indici che qualcosa stia migliorando, che fanno sperare, ed al momento solo sperare, visto che non ci sono segnali eclatanti ed inequivocabilmente positivi, che si sia toccato il fondo e che quindi è il momento di risalire. Il 2013 sicuramente è stato un anno buono per l’export italiano visto anche il miglioramento dell’economia di altri Paesi dell’Europa e del Mondo, ma certo se non si fortifica il tessuto economico e non si spinge il mercato interno, l’export da solo non può tenere e non tutti gli imprenditori possono resistere a lungo.

La fine della crisi, la così tanto invocata luce alla fine del tunnel passa per una riduzione sensibile di burocrazia e di pressione fiscale, con interventi significativi che non siano qualche decina di euro all’anno in meno o l’eliminazione di una normativa per introdurne subito dopo altre due! Ancora non si è visto nulla di tutto ciò e per questi motivi chi lavora ogni giorno nell’economia reale, lontano dai palazzi del potere, sa che certi proclami invece che infondere ottimismo possono dare disperazione mostrandoci una classe dirigente che cerca di nascondere i problemi sotto il tappeto sperando di non doverli affrontare sul serio.

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