La classificazione delle strutture alberghiere

Con l’emanazione del DPCM 21/10/2008 “Italy Stars and Rating” (pubblicato in gazzetta ufficiale nel Febbraio 2009) la classificazione degli alberghi non sarà più affidata a norme regionali che rendono difficile valutare se una struttura alberghiera meriti davvero le stelle che vanta ed espone sotto l’insegna.

Grazie a questo decreto, fortemente voluto dal Ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla (allora Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega al Turismo) assistiamo, finalmente, all’introduzione di standard minimi nazionali dei servizi e delle dotazioni per la classificazione delle strutture alberghiere. Standard che dovrebbero guidare l’armonizzazione della classificazione e che determinano il numero di stelle che gli alberghi possono “accendere”.

Tuttavia, la notizia è buona solo in parte. Ad oggi, infatti, la situazione non risulta essere molto differente rispetto al passato e rischia, anzi, di rimanere quasi del tutto invariata ancora per lungo tempo. Il decreto non ha, infatti, ancora prodotto effetti sensibili sui sistemi in vigore nelle varie regioni italiane.

Ma da cosa è stata generata questa assurda disomogeneità?

Il motivo è molto semplice.

In passato, vi erano, fondamentalmente, due tipologie di procedimento in uso: vi erano alcune regioni (fra le quali, Abruzzo, Campania, Calabria, Emilia-Romagna, Liguria, Sardegna e Valle d’Aosta) l’assegnazione della categoria veniva effettuata mediante un punteggio, misurato su una serie di parametri.
Il procedimento utilizzato nelle altre regioni si basava, invece, sul riconoscimento del possesso di alcuni requisiti minimi obbligatori, inerenti a differenti aree di valutazione.

Quest’ultimo sistema, ripreso dallo stesso DPCM, è, senza ombra di dubbio, quello più efficace, in quanto garanzia di qualità effettiva del servizio erogato dalla struttura, ponendo una soglia minima da rispettare e differenziandosi molto dall’altro metodo, che si prestava, invece, alla disomogeneità, rendendo possibile, seppur il linea teorica, l’accumulare punteggio con parametri diversamente distribuiti.

La classificazione attuale delle strutture è, quindi, tale per cui, è possibile viaggiare da una regione all’altra e trovare alberghi classificati con categorie differenti, ma sostanzialmente equivalenti dal punto di vista della qualità offerta, oppure servizi differenti in alberghi della stessa categoria.

Senza contare che, solo in pochi isolati casi, i sistemi di classificazione regionali prendono in considerazione gli standard qualitativi internazionali. Casi che costituiscono un’eccezione nel panorama italiano e che dovrebbero, invece, costituire la regola generale. Si arriva anche alla situazione paradossale che vede la valutazione della qualità offerta, prescindere del tutto da elementi di tipo qualitativo, quali la qualifica professionale del personale, gli elementi di sostenibilità ambientale ed i materiali di costruzione e di arredo.

Altro fattore critico di estrema importuna è la carenza di effettivi controlli presso le strutture: nella stragrande maggioranza dei casi, viene effettuato un controllo solamente a 5 anni dall’attribuzione della categoria, mentre i successivi controlli periodici sono addirittura assenti, esponendo tutto il sistema a rischi notevoli di scadimento nella qualità dei servizi.

Parentesi doverosa deve poi essere effettuata sulla situazione delle strutture ricettive di tipo extra-alberghiero, al cui confronto le strutture alberghiere, pur con tutti i difetti e le carenze sopraccitate, mostrano, nel loro complesso, un quadro relativamente più omogeneo e coerente. Nel caso delle tipologie ricettive secondarie, la situazione è, infatti, molto peggiore: le rispettive classificazioni (qualora siano presenti, perché non è detto) sono state elaborate al di fuori di qualsivoglia matrice comune alle regioni.

Le conseguenze sono presto dette; molte tipologie di strutture secondarie vengono riconosciute e, quindi, classificate solo in alcune regioni e non in altre. Pensiamo al solo settore agrituristico, struttura ricettiva strategica per il turismo italiano degli ultimi decenni; nella regione Sicilia vengono classificati con le stelle, in Toscana con delle spighe, in Trentino con le margherite, in Emilia-Romagna con i marchi di qualità. Fate un po’ voi!

In questa sorta di marasma generale, è palese che la competitività turistica italiana ne risenta e questo perché, la classificazione, che dovrebbe sempre essere sinonimo di garanzia della trasparenza, della certezza di servizio e qualità e della tutela del consumatore, risulta, invece, la prima ad ostacolare tutto ciò.

Il viaggiatore straniero che attraversa l’Italia ricevendo, a parità di classificazione, un servizio totalmente disomogoneo fra una parte e l’altra del paese, percepisce tale diversità come un grave disservizio.

Una classificazione ricettiva rigorosa ed omogenea è, quindi, di vitale importanza, costituendo, inoltre, un fattore altamente strategico per agevolare la presenza delle piccole strutture nei canali commerciali.

Il DCPM del 21 ottobre 2008

In particolare, allegato al DCPM del 21 ottobre del 2008 individua le seguenti caratteristiche minime:

  • 1 stella: ricevimento 12 ore su 24, pulizia delle camere una volta al giorno, dimensioni minime della camera doppia di 14 metri quadri, cambio della biancheria da camera una volta alla settimana;
  • 2 stelle: stesse caratteristiche ma con ascensore e cambio della biancheria da camera due volte a settimana;
  • 3 stelle: in aggiunta rispetto al 2 stelle il servizio bar, conoscenza di una lingua straniera da parte della reception (aperta almeno per 16 ore), divise per il personale, servizio internet e tutte le camere dotate di bagno privato;
  • 4 stelle: oltre al servizio di pulizia giornaliero della camera anche un riassetto pomeridiano e il cambio della biancheria ogni giorno, salvo diverse scelte del cliente a tutela dell’ambiente; servizio di lavaggio e stiratura della biancheria dei clienti, parcheggio per almeno il 50% delle camere, camere doppie di almeno 15 metri quadrati e bagno di 4;
  • 5 stelle: servizio di ricevimento aperto 24 ore su 24, tre lingue straniere da parte degli addetti, camere singole di almeno 9 metri quadrati e camere doppie di 16.